
Nella bozza della Legge di Bilancio 2026 emerge una nuova misura per le imprese.
L’incentivo riguarda gli investimenti in innovazione digitale, efficienza energetica e autoproduzione da fonti rinnovabili.
La misura si inserisce nel percorso avviato con Transizione 5.0. L’obiettivo resta accompagnare le aziende verso modelli produttivi più efficienti e sostenibili.
Il nuovo schema sembra cambiare impostazione rispetto a Transizione 5.0.
Dopo il credito d’imposta, la bozza richiama una logica più vicina a super e iper ammortamento.
Il beneficio potrebbe quindi tradursi in una maggiore deduzione fiscale nel tempo. Questo avverrebbe attraverso il processo di ammortamento.
Per le imprese cambia la pianificazione dell’investimento. Cambiano anche tempi, modalità di fruizione e impatto fiscale.
La bozza richiama tre categorie principali di intervento.
La prima riguarda i beni materiali e immateriali per la digitalizzazione dei processi produttivi. Sono investimenti collegati alla logica Industria 4.0.
La seconda riguarda gli impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. L’energia dovrà essere destinata all’autoconsumo, anche a distanza.
La terza riguarda i sistemi di accumulo. Questi aiutano a valorizzare meglio l’energia prodotta da impianti rinnovabili.
Il punto centrale è l’integrazione tra innovazione digitale ed efficienza energetica.
Non si incentiva solo l’acquisto di nuovi macchinari. Si punta anche a ridurre il consumo energetico dei processi produttivi.
Per molte imprese, questo può cambiare il modo di valutare un investimento.
Un macchinario più efficiente può ridurre i consumi per unità prodotta. Un sistema digitale può migliorare il controllo dei processi.
Un impianto fotovoltaico può abbassare il prelievo dalla rete. Un accumulo può aumentare l’autoconsumo e ridurre l’esposizione ai prezzi dell’energia.

Un aspetto importante riguarda il fotovoltaico.
Secondo la bozza, sarebbero ammessi solo impianti con moduli registrati presso ENEA.
Questo requisito rende più importante la fase di progettazione. Le imprese dovranno verificare fin dall’inizio la conformità dei moduli scelti.
La scelta del fornitore non potrà basarsi solo sul prezzo. Servirà controllare anche le caratteristiche tecniche dei componenti.
Per gli investimenti fotovoltaici industriali, questo passaggio può diventare decisivo. Un errore nella scelta dei moduli potrebbe compromettere l’accesso all’incentivo.
La bozza cita anche l’autoconsumo a distanza.
Questo elemento può essere utile per le imprese che non hanno superfici idonee presso il sito produttivo.
In questi casi, l’impianto rinnovabile potrebbe essere realizzato in un sito diverso. L’energia prodotta resterebbe comunque destinata ai consumi dell’impresa.
Il tema è interessante per aziende energivore, gruppi industriali e imprese con più sedi.
Permette infatti di valutare soluzioni più flessibili rispetto al solo fotovoltaico in copertura.
Anche gli accumuli possono avere un ruolo strategico.
Consentono di utilizzare una quota maggiore dell’energia prodotta da fonte rinnovabile.
Questo è utile quando produzione e consumi non coincidono. L’accumulo può spostare l’utilizzo dell’energia nelle ore più convenienti.
Per le imprese, il beneficio non è solo energetico.
Può riguardare anche la gestione dei picchi, l’ottimizzazione dei prelievi e la riduzione della volatilità dei costi.
La nuova misura potrebbe offrire opportunità importanti.
Tuttavia, richiede una valutazione tecnica ed economica preventiva.
Le aziende dovrebbero partire da un’analisi dei consumi. È necessario capire dove si concentra il fabbisogno energetico.
Poi occorre valutare gli investimenti digitali e produttivi. La scelta dei beni deve essere coerente con gli obiettivi di efficienza e innovazione.
Infine, serve analizzare la parte energetica. Fotovoltaico, accumuli e autoconsumo devono essere dimensionati sui reali profili di consumo.
Il dopo Transizione 5.0 potrebbe aprire una nuova fase per gli investimenti industriali.
Il focus resta sulla competitività. Tuttavia, cresce l’integrazione tra digitale, energia e sostenibilità.
Per le imprese, la sfida sarà prepararsi per tempo.
La convenienza dell’incentivo dipenderà dalla corretta progettazione degli interventi. Dipenderà anche dalla verifica dei requisiti tecnici.
In attesa del testo definitivo, è utile iniziare a mappare i possibili investimenti.
Questo consente di individuare le priorità e costruire un piano coerente con i consumi reali dell’azienda.
Le percentuali di agevolazione
L’incentivo si articola su tre scaglioni di investimento:
| Fascia di investimento | Percentuale di agevolazione |
| fino a 2,5 milioni € | 180% |
| da 2,5 a 10 milioni € | 100% |
| da 10 a 20 milioni € | 50% |
Maggiorazione “green”
Se l’investimento consente una riduzione certificata dei consumi energetici, le aliquote salgono ulteriormente:
| Fascia di investimento | Agevolazione “green” |
| fino a 2,5 milioni € | 220% |
| da 2,5 a 10 milioni € | 140% |
| da 10 a 20 milioni € | 90% |
Per accedere a questa maggiorazione è necessario dimostrare una riduzione di:
Il risparmio energetico può essere conseguito anche tramite progetti di sostituzione dei beni e certificato da Spinergy in qualità di ESCo.
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